Amici di albertowinelover, il mio giro per le cantine mi porta nella Regione Marche, esattamente a Jesi. Ecco a voi, sua Maestà il Verdicchio!

Prima di parlare dei vini di Montecappone e Mirizzi, non si può fare a meno di fare un breve cenno sul vitigno più importante della Regione Marche, il Verdicchio. In particolare parleremo del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Jesi è un comune della provincia di Ancona con poco più di 39.000 abitanti. In questo territorio il vitigno predominante è sua maestà il Verdicchio. È un vitigno autoctono delle Marche molto antico le cui prime testimonianze scritte sul verdicchio risalgono al XVI secolo. Esso deve molto all’azienda Fazi Battaglia, che sin dal 1954 lo commercializza nella classica bottiglia ad anfora, creata in quell’anno da Antonio Maiocchi, che lo ha reso famoso in tutta Italia e nel mondo. La zona di produzione delle uve destinate alla produzione del vino Verdicchio dei Castelli di Jesi  si trova nella provincia di Ancona. Il vino che si ottiene dal Verdicchio ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini. Delicati profumi di frutta bianca, floreali, tipico sentore mandorlato al finale con una spiccata freschezza ma non solo. Ha un grande pregio, è un vitigno che può essere lavorato a 360 gradi proprio grazie alla particolare acidità che lo contraddistingue facendo ottenere così vini di ottima qualità sia fermi che mossi o con vendemmia tardiva. I terreni sono generalmente limoso-argillosi e calcarei, poveri di sostanza organica ma sufficientemente provvisti di potassio, l’ideale per consentire all’uva di sviluppare aromi di particolare finezza; la buona esposizione e le fresche brezze marine, che garantiscono forti escursioni termiche tra la notte e il giorno, consentono agli acini di sviluppare la giusta acidità. Interessante da notare è che il disciplinare prevede le seguenti classificazioni: Verdicchio dei Castelli di Jesi “Classico”, Verdicchio dei Castelli di Jesi “Superiore” (ambedue D.O.C.) mentre per essere denominati D.O.C.G. la denominazione deve essere Verdicchio dei Castelli di Jesi “Riserva”.

Grappolo di Verdicchio

Parliamo ora di Montecappone.

Montecappone è una azienda nata negli anni ’60 ed è stata completamente rilevata nel 1997 dalla famiglia Mirizzi – Bomprezzi, già proprietari della omonima Enoteca Bomprezzi in via Tuscolana a Roma.

Gianluca Mirizzi è il pioniere che decide di trasferirsi a Jesi con la famiglia e di dare vita a una nuova realtà enologica, frutto della sua filosofia incentrata sulla valorizzazione del territorio e dei suoi vitigni. Infatti la continua profusione di energie, in termine di investimenti e innovazione, fanno di Gianluca una persona determinata a esaltare le qualità di questo fantastico territorio e soprattutto del vitigno autoctono di cui va estremamente fiero. Inoltre Gianluca ha finanziato anche alcuni studi sul verdicchio che gli hanno permesso di avere un prodotto di nicchia per veri intenditori del vino.

Hanno iniziato un processo di rinnovamento completo di tutti i vigneti e ampliato la cantina. Attualmente posseggono 40 ettari sulle colline di Jesi che guardano verso il Conero, oltre a 6 ettari in affitto e 17 ettari di oliveti. Da queste vigne coltivate in maggioranza a verdicchio escono le tre linee, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Tabano, il Verdicchio Superiore Federico II con circa due anni di invecchiamento e il Verdicchio Riserva Utopia con tre anni di invecchiamento.

I vini rossi da uve Montepulciano sono il Tabano Rosso e Utopia Rosso.

Nel 2015 Gianluca Mirizzi decide di ampliare la sua produzione dotandosi di ulteriori 6 ettari vitati e 3 ettari di oliveto nel comune di Monte Roberto (AN). A queste vigne decide di dare il nome della sua famiglia, Mirizzi, e anche lo stemma della nuova linea sarà quello araldico di famiglia. Qui inizia una nuova produzione con maggiore qualità e poichè le vigne si trovano su un pendio scosceso con una pendenza dal 30 al 45%, la coltivazione si può definire “eroica”. Da non dimenticare inoltre che i vini Mirizzi sono da agricoltura biologica. Da questi è importante menzionare il Metodo Classico Millesimè, il Verdicchio Classico Cogito, il Verdicchio Superiore Ergo e il Verdicchio Riserva Ergo Sum.

Il successo della famiglia Mirizzi, oltre che per la loro spiccata propensione all’eccellenza, è dovuto alla collaborazione con una persona di rilievo di cui non si può non fare menzione, il grande enologo Lorenzo Landi che ha dato un’impronta di carattere e di grande personalità, decisiva per i loro vini. Grazie a questa squadra che sia Montecappone che Mirizzi, hanno iniziato ad inanellare una serie di riconoscimenti degni di nota e uno dopo l’altro sono arrivati molti premi che ne riconoscono la qualità.

Gianluca Mirizzi

Quando ho chiesto a Gianluca Mirizzi di poter fare visita alla sua azienda è stato da subito entusiasta e mi ha invitato. Mi ha accolto e mi ha mostrato l’azienda, la cantina e i vigneti. Quando chiedo a Gianluca di parlarmi di innovazione nella vinificazione lui mi risponde subito che l’innovazione ci può anche essere purchè non vada ad alterare le qualità del vitigno quando esso viene trasformato in vino.

Il Verdicchio è un vitigno longevo, in particolare la tipologia superiore e riserva dove può essere invecchiato con grandi capacità evolutive nel tempo. Proprio queste sono le caratteristiche dei vini Montecappone e Mirizzi, longevità e corpo.

Durante la visita in cantina ho avuto modo di vedere le grandi vasche in cemento e i tini di acciaio dove mi hanno spillato il primo fiore ovvero il primo risultato del vino appena spremuto che viene tenuto a temperatura costante e privo di ossigeno, al quale ancora non sono stati aggiunti solfiti. Poi la barricaia e tutta la cantina con i macchinari per le lavorazioni dei grappoli. Invece il lavoro di imbottigliamento ed etichettatura vengono affidati ad una ditta che porta le attrezzature sul posto.

Dopo la cantina, siamo usciti all’aperto dove uno splendido sole esaltava i colori delle colline ricoperte da vigneti, un vero piacere per gli occhi. Ovviamente fin’ora ho parlato di Verdicchio ma non è l’unico vitigno, tutti questi ettari sono vitati anche con altri vitigni come il Montepulciano, il Sauvignon e il Moscato.

Tra le cose che faccio, la visita in cantina è quella che amo di più in assoluto perche vivo in prima persona la passione del vignaiolo. Infatti Gianluca è riuscito a trasmettere le sue emozioni e la passione che mette in quello che fa. La cosa che mi ha colpito è stata vedere che tratta i grappoli d’uva come se fossero suoi figli e questo è veramente bello. Il vino è cultura, è valorizzazione e rispetto della natura e del territorio e tutto questo si tramuta in grande amore per la vita.

Alberto wine lover

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