Quando il vino diventa esperienza, cultura e cambiamento

Prima di parlare di questo premio prestigioso, vorrei parlare di Donatella Cinelli Colombini. Sto parlando di una figura carismatica e visionaria che ha dato un contributo decisivo l mondo del vino italiano. Donatella Cinelli Colombini è una delle protagoniste assolute del vino italiano. Produttrice, scrittrice e instancabile innovatrice, ha saputo trasformare le radici della sua famiglia senese in un progetto moderno e visionario, che unisce tradizione e imprenditoria femminile.

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La sua storia prende forma tra due realtà complementari: Casato Prime Donne a Montalcino e la Fattoria del Colle a Trequanda, in Val d’Orcia. La prima è la cantina del Brunello, ed è diventata celebre per essere la prima in Italia gestita interamente da donne, un simbolo di empowerment e di svolta culturale nel settore. La seconda è invece un luogo che racchiude la filosofia dell’ospitalità, dove vigneti, cucina, benessere e cultura dialogano con il paesaggio della Toscana più autentica.

Il nome di Donatella Cinelli Colombini resta legato anche a una delle intuizioni più fortunate del vino italiano: il movimento delle Cantine Aperte, nato negli anni ’90, che ha trasformato le aziende agricole in mete di scoperta e condivisione, aprendo la strada al fenomeno oggi definito enoturismo. Una visione pionieristica che ha permesso a migliaia di persone di avvicinarsi al vino in modo esperienziale, connettendo i territori alle persone.

Non si è però fermata qui. Nel 1998 ha lanciato il progetto “Prime Donne”, un Brunello dedicato a figure femminili di valore, per raccontare attraverso il vino storie di coraggio e ispirazione. Dal 2016 al 2022 ha guidato l’Associazione Nazionale Donne del Vino, dando nuova forza a una rete di produttrici, sommelier, enologhe e giornaliste, e portando il tema della parità di genere al centro del dibattito vitivinicolo.

Lo stile dei suoi vini riflette questa visione: grande rispetto per il territorio, dalla potenza e longevità del Brunello di Montalcino all’eleganza dei rossi della Val d’Orcia, con un’attenzione crescente alla sostenibilità e alla valorizzazione della cultura contadina.

Oggi Donatella Cinelli Colombini è considerata una pioniera del vino italiano, capace di coniugare tradizione e innovazione, radici e futuro, con un filo conduttore sempre chiaro: il vino come esperienza, come racconto, come incontro. Non solo Delegata delle Donne del Vino della Toscana è sempre attiva a 360 gradi, portando avanti iniziative sociali che promuovono la figura della donna in ogni ambito lavorativo e tende a premiare chi, virtuosamente, riesce a distinguersi.

Un’introduzione necessaria, perché è proprio da questa visione che nasce il Premio Casato Prime Donne, una delle iniziative più rappresentative del suo pensiero, con una visione culturale e sociale del vino. Un riconoscimento che intreccia vino, cultura e impegno civile, nato con una missione precisa: valorizzare le donne che, con la loro voce e le loro azioni, contribuiscono a cambiare la società.

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Il Premio si articola in più sezioni: da un lato la scelta della “Prima Donna”, figura femminile che nell’anno si è distinta per meriti in campi come la scienza, l’arte, lo sport o l’impegno sociale; dall’altro i riconoscimenti a giornalisti, fotografi e autori che abbiano raccontato il Brunello e il territorio di Montalcino, contribuendo a diffonderne il prestigio in Italia e nel mondo.

A rendere unico il progetto è la sua identità profondamente radicata nella cantina Casato Prime Donne, la prima in Italia a conduzione interamente femminile. Qui il premio diventa simbolo di un cambiamento culturale: non solo un omaggio alle donne che si affermano in contesti spesso dominati da logiche maschili, ma anche un messaggio universale di inclusione, equità e valorizzazione dei talenti.

In oltre vent’anni di storia, il Premio ha costruito un vero e proprio archivio di memoria collettiva: i racconti, le immagini e le storie premiate restituiscono una narrazione plurale di Montalcino e del suo vino più celebre, trasformandolo in un palcoscenico di valori.

Oggi il Premio Casato Prime Donne è riconosciuto come un appuntamento di riferimento non solo per il mondo del vino, ma anche per chi vede nella cultura enologica un ponte tra territori, comunità e futuro. Una testimonianza concreta di come il Brunello possa farsi ambasciatore non solo di eccellenza vitivinicola, ma anche di idee e cambiamento sociale. Qui, tra filari di Sangiovese e colline che respirano storia, si è svolta la XXIV edizione del Premio Internazionale Casato Prime Donne, un evento che ogni anno intreccia la cultura del vino con quella dell’etica, dell’arte e della parola.

Donne, vino e valori

Ideato e presieduto da Donatella Cinelli Colombini, prima donna in Italia ad aver fondato una cantina tutta al femminile, il premio celebra l’impegno delle donne che raccontano, guidano e ispirano.

La giuria, composta da Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione, insieme alla Giuria d’Onore formata da Silvio Franceschelli (Sindaco di Montalcino e Senatore della Repubblica), Mario Fregoni (Ordinario di Viticoltura all’Università Cattolica del Sacro Cuore) e Giacomo Bartolommei (Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino), ha dato voce a un dialogo profondo tra il territorio e chi ne custodisce l’anima.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco Franceschelli e di Bartolommei per il Consorzio del Brunello, Donatella Cinelli Colombini ha ricordato come “ogni edizione del Premio sia un passo in avanti nella costruzione di una cultura del rispetto, della conoscenza e della libertà, valori che il vino può trasmettere con la sua forza evocativa”.

Il racconto di Montalcino e il valore del giornalismo del vino

Nella sezione dedicata al tema “Io e Montalcino”, che invita i partecipanti a interpretare il borgo e il suo territorio anche in chiave favolistica, il premio è stato assegnato a Lara Loreti per l’articolo “Brunello di Montalcino, 5 cantine da non perdere”, pubblicato su Il Gusto de “La Repubblica”.

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Ilaria Loreti

Una narrazione sincera e coinvolgente che restituisce la magia di Montalcino attraverso le sue cantine, i paesaggi e la capacità di un vino di trasformarsi in emozione.

Il Premio Consorzio del Brunello è andato a Giorgio Dell’Orefice, firma de Il Sole 24 Ore, per gli articoli “Toscana: la produzione di Rosso di Montalcino punta al raddoppio” e “Benvenuto Brunello in Florida, Texas e Virginia: +19% nelle vendite”. Un riconoscimento al giornalismo di analisi e approfondimento che racconta l’evoluzione economica e internazionale dei vini di Montalcino con competenza e sensibilità.

Il coraggio come forma d’arte

Il momento più intenso della cerimonia è stato, come ogni anno, la consegna del Premio “Prima Donna”, attribuito personalmente da Donatella Cinelli Colombini a una figura che si è distinta per coraggio e comportamento etico.

La Premia 2025, Darya Majidi, è una pioniera dell’intelligenza artificiale etica e fondatrice della Daxo Group: la sua attività per l’empowerment femminile rappresenta un esempio concreto di come la tecnologia possa essere messa al servizio delle persone e della giustizia sociale.

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Darya Majidi

Un riconoscimento che, nel linguaggio di Montalcino, suona come un brindisi alla coerenza, alla visione e alla forza interiore.

Giovani talenti e creatività in fermento

Il Casato Prime Donne è anche un laboratorio di idee e formazione.

Quest’anno hanno partecipato gli studenti della 4ª classe del Liceo Linguistico Lambruschini di Montalcino, guidati dalle professoresse Danila Santini e Annarita Longo: tra loro verrà scelta una studentessa che, insieme a un’insegnante, prenderà parte al forum “Elle Active! – 101 modi per lavorare meglio”, promosso dall’Università Cattolica di Milano.

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La dolcezza, intesa come arte e gesto di gratitudine, è arrivata con la torta “Tierra”, creata dagli allievi del corso di alta formazione in pasticceria della Scuola IeFP Isessieri – Atelier delle Arti Culinarie, un omaggio sensoriale alla “Prima Donna” 2025.

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L’arte visiva e orafa, invece, ha trovato espressione nell’opera “Ciclo infinito – Endless Cycle” di Giulia Lapenta (Liceo Artistico Duccio di Buoninsegna di Siena) e nelle creazioni delle studentesse Camilla Radaelli, Martine Monciatti e Maria Ludovica Vippolis di LAO – Le Arti Orafe Jewellery School di Firenze, presenti con il direttore Giò Carbone.

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Un brindisi al futuro

Anno dopo anno, il Premio Casato Prime Donne rinnova il suo messaggio: il vino è cultura, ma anche voce, responsabilità e visione. È un modo di raccontare la vita che unisce le generazioni e illumina il cammino di chi crede nella forza delle idee.

A Montalcino, dove il tempo scorre lento tra le vigne e il vento sa di storia, il brindisi finale ha il sapore di una promessa: continuare a costruire un mondo del vino dove le donne non solo partecipano, ma guidano, innovano e creano bellezza.

LARA LORETI – La voce del territorio

Giornalista di Il Gusto de La Repubblica, racconta il vino con una penna capace di unire tecnica e sensibilità. Nel suo articolo “Brunello di Montalcino, 5 cantine da non perdere” ha saputo descrivere il fascino di Montalcino come un viaggio sensoriale, dove ogni cantina è un ritratto di autenticità.

GIORGIO DELL’OREFICE – L’analisi che illumina

Firma autorevole de Il Sole 24 Ore, è tra i giornalisti economici più attenti all’evoluzione del mercato vitivinicolo. Con sguardo lucido e appassionato, restituisce la dimensione internazionale del Brunello e la vitalità produttiva del suo territorio.

DARYA MAJIDI – L’intelligenza del futuro

Imprenditrice e fondatrice della Daxo Group, è tra le figure più attive nella promozione di un’intelligenza artificiale etica e inclusiva. Con il suo impegno per l’empowerment femminile, incarna i valori del Premio “Prima Donna”: coraggio, innovazione e responsabilità.