C’è un sole quasi teatrale sulle rive dell’Adige quando, nella sua elegante veste liberty, il Kurhaus torna ad aprirsi al mondo del vino. Merano è così: sembra un palcoscenico naturale, e ogni novembre l’ingresso al Merano WineFestival è come varcare una soglia che divide la quotidianità da un universo fatto di profumi, racconti, identità.

La 34ª edizione, dal 7 all’11 novembre, ha un sapore ancora più netto: il vino è in crisi? Forse. O forse è in evoluzione, e qui – tra banchetti lucenti, calici sottili e parole di chi il vino lo crea davvero – si prova a capirlo.
Il vino oggi: meno bottiglie, nuove abitudini, nuove frontiere
I numeri non mentono: nel 2024 il consumo mondiale di vino ha toccato un nuovo minimo storico, 21,4 miliardi di litri. E mentre i produttori osservano un mercato che cambia, il segmento no e low alcol cresce e intercetta nuovi stili di vita.
Helmuth Köcher, anima e fondatore del Merano WineFestival, non la gira attorno: «Se rischiamo di perdere appeal, dobbiamo domandarci perché. Il mondo enogastronomico deve rinnovarsi, dialogare, raccontarsi meglio. Non basta più produrre, serve visione».

Ed è proprio la visione a fare da filo rosso di quest’anno: “Wine & Food Creators”. Non spettatori, ma protagonisti del cambiamento.
Radici profonde per affrontare il futuro
Tra talk, degustazioni e confronti serrati, una proposta emerge con forza: valorizzare di più il legame tra vino e territorio. Köcher sogna una mappatura che racconti con chiarezza l’identità del vino italiano, territorio per territorio, vitigno per vitigno.

E l’idea di rendere riconoscibili in etichetta i vini che provengono per almeno il 60% da viti storiche – più di 50 anni – è un messaggio politico, culturale ed emozionale. Un patrimonio che tutto il mondo ci invidia.
Cinque giorni, un solo obiettivo: qualità
Il format resta quello amato da produttori e appassionati:
• TasteTerroir – bio&dynamica apre le danze il 7 novembre, con agricoltura biologica e biodinamica, vini in anfora, underwater, e una riflessione sempre più urgente su sostenibilità e climate change.
• GourmetArena anima le giornate dal 7 al 10: formaggi, salumi, birre artigianali, distillati, showcooking e quella sensazione che il gusto, se raccontato bene, può essere cultura.
• Da sabato 8 a lunedì 10 va in scena The Festival, con le eccellenze selezionate dalla guida The WineHunter.
• Il gran finale, martedì 11, è Catwalk Champagne&more, la passerella scintillante dei migliori metodo classico nazionali e internazionali.
Qui il vino si assaggia, certo. Ma soprattutto si ascolta.
L’Italia nel mondo: quando l’export fa la differenza
E se in Italia si discute di identità e sostenibilità, sui mercati internazionali serve concretezza.
Negli ultimi anni, in particolare sul fronte asiatico, il vino italiano ha trovato una strada solida e un pubblico curioso. Fondamentale è stato il lavoro di Marco Facchini di China Link, esperto di export nel Paese del Dragone.

Grazie a un approccio culturale prima ancora che commerciale, Facchini ha aperto porte complesse, costruito relazioni e dato ai produttori italiani gli strumenti per dialogare con un mercato dove il consumo cresce, ma la concorrenza è feroce.
In Cina il vino italiano sta funzionando perché sa raccontarsi: autenticità, territorio, varietà. Tutto quello che Merano WineFestival vuole proteggere e valorizzare.
La guida The WineHunter e il valore della selezione
Dietro ogni etichetta che vedremo al Kurhaus c’è un lavoro lungo un anno. Le commissioni di assaggio di The WineHunter selezionano solo ciò che resta impresso, che convince, che emoziona.
Il 18 agosto online i WineHunter Award Rosso e Gold. Per scoprire i Platinum, sopra i 96/100, bisognerà attendere la cerimonia del 7 novembre.
E poi ci sono i WineHunter Scout e Ambassador: una rete leggera ma ambiziosa, che porta nel mondo le eccellenze della nostra cultura gastronomica, dal Giappone agli Stati Uniti.
Merano WineFestival non è una festa. È un laboratorio.
Ogni anno, camminando nelle sale del Kurhaus, si ha la sensazione che il vino stia parlando una lingua nuova: meno autocelebrazione, più confronto, più responsabilità.

E forse il messaggio più forte è proprio questo: se il futuro del vino passa da sostenibilità, identità, internazionalizzazione, allora Merano è uno dei pochi luoghi dove questi percorsi si incrociano davvero.
Sotto il sole di novembre, con un calice in mano e l’Adige che scorre lento, ci si rende conto che il vino non è in crisi: è in trasformazione. E, come sempre nella storia delle grandi rivoluzioni, le risposte nascono dove c’è chi ha il coraggio di farsi domande.





