Terrazza Bernini, Piazza Navona – 29 novembre 2025

Ci sono serate in cui Roma sembra respirare un’aria diversa, più luminosa, come se la città eterna ricordasse al mondo la sua vocazione a essere culla di bellezza.
L’edizione speciale di Imprinting Art&Wine Giubileo Roma 2025, ospitata il 29 novembre sulla Terrazza Bernini affacciata su Piazza Barberini, è stata una di quelle serate: un altrove sospeso tra arte, vino e spiritualità laica, dove il pubblico ha potuto immergersi in un’esperienza che unisce gesto artistico e cultura enologica, emozione e identità, in una atmosfera informale e divertente.

Il progetto: un ponte tra materia, vino e visione

A firmare questa edizione straordinaria sono stati Roberta Marchese Ragona, Wine Ambassador e organizzatrice di eventi tra Italia e Spagna, e Marco Sargentini, insieme alla Fondazione David Phoenix rappresentata dal Maestro stesso.
Le loro parole di ringraziamento, cariche di affetto e gratitudine verso le aziende partecipanti, hanno sottolineato ciò che più ha colpito della serata: la capacità del Lazio di raccontarsi attraverso le sue eccellenze, quando arte e vino dialogano su un piano intimo e profondamente identitario.

Il progetto nasce con una missione chiara: celebrare il Giubileo di Roma 2025 attraverso un’esperienza sensoriale che unisce il linguaggio dell’arte contemporanea e la ricchezza enogastronomica del territorio. Non una semplice degustazione, non una mostra tradizionale, ma una sintesi poetica di entrambe.

Il maestro Phoenix e il viaggio emotivo delle sue opere

A dominare lo spazio, le opere del Maestro David Phoenix, capaci di imprimere nello sguardo una tensione continua tra radici e futuro.
I suoi lavori – ciascuno associato a una cantina laziale – hanno generato un dialogo percettivo sorprendente: accanto alle tele, i calici sembravano amplificare la materia pittorica, mentre le opere restituivano ai vini una nuova vibrazione emotiva.
Una corrispondenza di sensi che non capita spesso di vivere.

Il percorso del gusto e il calore del pubblico

La partecipazione del pubblico è stata uno dei punti di forza dell’evento. Un entusiasmo vivo, ricettivo, che ha trasformato la serata in un crocevia di incontri, scambi, riflessioni.
L’abbinamento tra vino e arte ha offerto agli ospiti una via privilegiata per entrare nel cuore del Lazio: i colori, i profumi e le texture dei calici diventavano eco dei segni, delle geometrie e delle materie dell’artista.

Un ringraziamento speciale ai partner:

VoiceWise, per la collaborazione strategica, Wine Tales Magazine, per il prezioso sostegno mediatico, e naturalmente alle molte aziende presenti, vere protagoniste del racconto enologico della serata.

In particolare, tra le aziende presenti ho potuto provare i vini:

–       Cantine Silvestri

–       Muscari Tomajoli

–       Palazzo Tronconi

–       Solis Terrae

–       Terre del Veio

–       Cantina Raparelli

–       Tenuta Iacoangeli

–       Cantina Il Bottino

–       Castelli

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Muscari Tomajoli

I vini di Marco Muscari Tomajoli rappresentano una eccellenza della produzione enologica laziale.

Il valore delle istituzioni e l’identità del territorio

Il sostegno di Regione Lazio e ARSIAL ha confermato l’impegno nel promuovere non solo la qualità produttiva della regione, ma anche i progetti culturali che portano vino e arte fuori dai loro confini tradizionali.
Non è un dettaglio da poco: per Roma e per il Lazio, la programmazione del Giubileo non rappresenta solo un momento spirituale, ma un’opportunità per mostrare un’identità rinnovata, consapevole, capace di parlare ai cittadini e ai visitatori attraverso esperienze culturali originali come questa.

Un evento che lascia traccia

Imprinting Art&Wine continuerà nei prossimi mesi con nuove tappe dedicate al dialogo tra arte, vino e socialità.
L’obiettivo resta quello dichiarato fin dall’inizio: lasciare un’impronta, un segno che persista oltre l’evento.
E, osservando l’atmosfera di questa edizione – i calici che brillavano nell’aria romana, le opere che sembravano respirare con la città, il pubblico raccolto tra stupore e condivisione – si ha la sensazione che quel segno sia già stato tracciato.

Roma, ancora una volta, ha mostrato la sua arte più grande: quella di trasformare ogni incontro in un racconto.
E questa volta, nel racconto, c’era anche un calice di Lazio.

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