Cori, 3 dicembre – Cincinnato Wine Resort

Il Bellone è un vitigno che per anni ha parlato sottovoce. Oggi, invece, sembra aver finalmente trovato una stanza piena di ascolto. È questa la sensazione che ha attraversato il Bellone Lab 0.2, secondo appuntamento del 2025 dedicato allo studio e alla valorizzazione di questo autoctono del Lazio. Un incontro tecnico, strategico e profondamente umano, moderato dal giornalista Rocco Tolfa, con la partecipazione attenta di Giovanna Trisorio, che ha dato voce ai protagonisti di un territorio in trasformazione.
Il racconto dei numeri: un vitigno che ritorna al futuro
Il primo tavolo tecnico-scientifico si apre con l’intervento di Giovanni Pica (ARSIAL), che porta numeri e prospettive: il Bellone cresce e conquista. Crescono gli ettari vitati, cresce la fiducia dei produttori, cresce la consapevolezza di avere tra le mani un vitigno identitario, riconosciuto dalla legge 238/2016 come autoctono del Lazio.
Dai 15.000 ettari del 1970 agli attuali 526, il calo storico è evidente ma oggi rimbalza con forza: solo da marzo, +23 ettari nel Lazio, di cui 20 a Cori.
La filiera regionale conta circa 3.000 ettari, 250 cantine e 150.000 ettolitri prodotti, con un mercato che vive soprattutto tra Roma e Lazio e una fascia prezzo di 5-15 euro. La GDO ancora non pervenuta, ma destinata a entrare. Sul fronte spumanti, il Bellone mostra un potenziale già pronto per il salto qualitativo nella fascia 15-20 euro.

La voce degli enologi: un vitigno che insegna e sorprende
Paolo Tiefenthaler racconta il suo incontro con il Bellone come un ritorno alla familiarità: un vitigno che “segna il territorio”, non nascosto da aromaticità invadenti. Gli acini grandi, croccanti e resistenti, lo rendono un alleato naturale contro il cambiamento climatico.
Per Emiliano Rossi, il Bellone ha un’anima spumantistica autentica. Non vuole imitare lo Chardonnay: pretende invece un metodo che rispetti la sua identità. La sfida è nella maturazione, nella ricerca del momento esatto in cui freschezza e aromaticità convivono armonicamente.
Vincenzo Mercurio sposta l’attenzione sulla fisiologia della pianta: il Bellone registra e reagisce all’ambiente, un vitigno che si racconta attraverso freschezza, sapidità, mineralità e una leggerezza elegante che oggi conquista anche i più giovani.
Per Mourad Ouada, è fondamentale collegare il Bellone al cambiamento climatico: ciò che un tempo non maturava, oggi trova piena espressività. I vitigni autoctoni, compreso il Bellone, stanno vivendo una seconda possibilità, questa volta più consapevole.
Strategie, istituzioni e la ricostruzione dell’immagine del Lazio


Nel secondo tavolo, di natura strategico-istituzionale, emerge la volontà di costruire un nuovo volto per il vino laziale.
Massimiliano Raffa (ARSIAL) parla di passato e presente: errori di governance, mancanza di comunicazione, scelte discutibili. Ma oggi la rotta è cambiata. Le istituzioni lavorano su internazionalizzazione, raccolta dati, partecipazione a fiere strategiche e sviluppo dell’enoturismo. Fare rete non è più un optional: è la base per competere.
Antonio Santarelli (Casale del Giglio) sottolinea la qualità raggiunta dal Lazio, testimoniata dai riconoscimenti, ma denuncia la scarsa presenza dei vini regionali nelle carte dei ristoranti. Mancano coraggio e cultura, entrambi necessari.
Marco Carpineti insiste sull’importanza della rete, ma richiama la necessità di strumenti e infrastrutture adeguate.
Fabio Ciarla ricorda che il consumo generale di vino cala, mentre crescono gli spumanti: e il Bellone, in questo scenario, può essere il protagonista del futuro. Serve però formare il pubblico, raccontare il vitigno, costruire cultura.
Infine, Nazareno Milita (Cincinnato) ricorda con orgoglio come, vent’anni fa, proprio grazie all’intuizione di Marco Carpineti, si iniziò a credere nel Bellone. Un vitigno “fenomenale”, capace di diventare simbolo del Lazio insieme alla Malvasia Puntinata, sebbene quest’ultima più sensibile e complessa da gestire.
La degustazione finale: il Bellone raccontato dai suoi produttori
Al termine dei due tavoli tecnici, il Bellone è passato dalle parole ai calici: un walk around tasting a cura dalla Delegazione AIS di Latina ha raccolto i vini dei produttori laziali, offrendo un quadro immediato e tangibile della ricchezza interpretativa del vitigno.
Un momento vivace, partecipato, dove tecnici, produttori e professionisti hanno dialogato direttamente davanti ai calici.
A seguire, un ricco buffet ha completato la giornata, allietando i numerosi addetti ai lavori intervenuti, trasformando il convegno in un’occasione di confronto conviviale e autentico.
Un vitigno che unisce, un territorio che riparte da sé

Bellone Lab 0.2 ha mostrato ciò che fa la differenza: la volontà di crescere insieme.
Produttori, enologi, istituzioni e tecnici hanno condiviso visioni e prospettive, consapevoli che il futuro del Lazio passa da un’identità più forte, più chiara e finalmente narrata.
Il Bellone, vitigno antico e sorprendentemente moderno, sembra pronto a guidare questo cammino: resistente, versatile, profondamente territoriale.
A Cori, per un giorno, non si è parlato solo di vino, si è parlato di futuro. Un particolare ringraziamento a Giovanna Trisorio per l’organizzazione e la competenza nella gestione dell’evento.





