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Anteprima Nobile 2026: il racconto di un territorio che prende voce

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Anteprima Nobile 2026 appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Dopo gli assaggi delle nuove annate, quando il silenzio concentrato delle degustazioni lascia spazio al dialogo, Montepulciano si è raccontata in modo più ampio, mettendo al centro persone, visioni e territorio.

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Il Grifo Poliziano 2026: un premio che guarda lontano

Il momento più istituzionale, ma non per questo meno denso di significato, è stato quello del Premio Grifo Poliziano 2026, consegnato a Mauro Rosati, direttore generale di Fondazione Qualivita.

Nel profilo tracciato alla stampa è emerso il valore di un lavoro costruito in oltre venticinque anni, capace di rendere le Indicazioni Geografiche un linguaggio condiviso, riconosciuto anche a livello internazionale. Non solo tutela, ma racconto: un modo nuovo di parlare di agricoltura, superando la diffidenza storica di parte del settore verso la comunicazione.

Tra le intuizioni più interessanti richiamate durante la premiazione, quella di non confinare l’agroalimentare di qualità a una dimensione elitaria. Accanto alle eccellenze di nicchia, Rosati ha sempre sostenuto la necessità di valorizzare anche quelle realtà capaci di mantenere standard elevati parlando a un pubblico più ampio, con una distribuzione capillare e prezzi sostenibili. Una visione che, nel mondo del vino, risuona oggi più che mai attuale.

La cena di gala: il vino come linguaggio conviviale

La giornata si è poi sciolta nella convivialità della cena di gala, momento prezioso di incontro tra stampa e produttori. Un menu studiato con attenzione per dialogare con i vini del territorio, senza sovrastarli:

   •           Antipasto: Panettone gastronomico con acciughe e frutta

   •           Primo piatto: Pasta, ceci e baccalà

   •           Secondo piatto: Petto d’anatra, lingotto di melanzana e lamponi

Piatti pensati non come semplice accompagnamento, ma come parte integrante del racconto sensoriale del Vino Nobile.

Il 15 febbraio: Le Pievi protagoniste

Il giorno successivo, l’attenzione si è spostata sul cuore più identitario dell’Anteprima. In occasione della presentazione delle nuove annate del Vino Nobile di Montepulciano, il tema centrale è stato quello delle Pievi, un progetto che segna una svolta profonda nella lettura territoriale della denominazione.

Cosa sono le Pievi

Le Pievi rappresentano una nuova Unità Geografica Aggiuntiva del Vino Nobile di Montepulciano, ispirata all’antica suddivisione medievale del territorio. Dodici aree storiche, ciascuna con una propria identità pedoclimatica e geologica, riconosciute ufficialmente dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano.

Non si tratta di una zonazione tecnica fine a sé stessa, ma di una mappa culturale: suoli, esposizioni, microclimi e tradizioni contadine che nei secoli hanno modellato l’espressione del Sangiovese locale, il Prugnolo Gentile.

Le Pievi identificate sono: Ascianello, Badia, Caggiole, Cerliana, Gracciano, Le Grazie, San Biagio, Sant’Albino, Sant’Ilario, Valardegna, Valiano e Cervognano. Ognuna come un “cru allargato”, capace di restituire una lettura coerente e riconoscibile del territorio di Montepulciano.

Il disciplinare delle Pievi

I vini che riportano in etichetta il nome della Pieve devono rispettare regole più stringenti rispetto al Vino Nobile “classico”:

   •           uve provenienti esclusivamente dalla Pieve di riferimento

   •           Minimo85% Sangiovese (Prugnolo Gentile). Possono inoltre concorrere fino ad un massimo del 15% i seguenti vitigni complementari: Cannaiolo nero, Ciliegiolo nero, Mammolo nero, Colorino nero (Max 5%).

   •           invecchiamento minimo di tre anni, di cui almeno dodici mesi in legno

   •           uscita sul mercato posticipata, a favore di complessità ed evoluzione

L’obiettivo è chiaro: spostare l’attenzione dal singolo produttore al luogo, in una logica sempre più borgognona, dove è il territorio a guidare il racconto.

L’assaggio alla cieca: dieci Pievi, ventotto campioni

All’Anteprima, le Pievi sono entrate nel vivo attraverso una degustazione rigorosamente alla cieca di 28 campioni, provenienti da dieci Pievi:

   •           Pieve Caggiole: Poliziano 2021

   •           Pieve Cerliana: La Ciarliana 2022; Vecchia Cantina di Montepulciano “Cantina del Redi” Antico Colle 2022; Tenuta Valdipiatta 2021

   •           Pieve Cervognano: Boscarelli “Costa Grande” 2022 e 2021; Le Bèrne “Alto” 2022; Fattoria Svetoni 2021

   •           Pieve Gracciano: Tenuta di Gracciano della Seta 2021

   •           Pieve Le Grazie: Talosa “Vigna Chiusino” 2021

   •           Pieve San Biagio: Le Bertille 2022 e 2021

   •           Pieve Sant’Ilario: Tenuta Poggio alla Sala 2022 e 2021; Fattoria del Cerro 2021

   •           Pieve Valardegna: Il Molinaccio di Montepulciano 2021

   •           Pieve Valiano: Tenuta Trerose 2022

Più che un confronto tra etichette, un esercizio di ascolto: differenze sottili, ma riconoscibili, che iniziano a delineare il carattere delle singole Pievi.

Un progetto culturale prima che commerciale

Le Pievi non sono una moda né un’operazione di marketing. Sono un progetto culturale che richiede tempo, coerenza e una comunicazione paziente. In un contesto come l’Anteprima Nobile, diventano uno strumento prezioso per raccontare il Vino Nobile di Montepulciano non solo come grande denominazione storica, ma come territorio vivo, complesso e contemporaneo. Un racconto che, finalmente, parte dalla terra e arriva al calice.